Cornerstone Content: tutto quello che devi sapere

Mai sentito parlare di cornerstone content?                                                      Sì ma in maniera superficiale? No, neanche di sfuggita?

Bene, in qualsiasi caso, non preoccuparti c’è sempre una prima, una seconda o una terza volta per impare, ma non pensare di dedicarti al content marketing ignorandone l’esistenza!

Continua a leggere e troverai spiegato chiaramente, passo per passo, che cos’è, com’è fatto e quali vantaggi dà il cornerstone content.

Partiamo da una premessa fondamentale.

Se hai tra le mani il miglior asciugacapelli della storia, ma non sai come promuoverlo, è come se non avessi assolutamente nulla.

Credi davvero che Coca-cola sarebbe diventata la bevanda gassata più gustosa al mondo, se non avesse adottato delle brillanti strategie di marketing?

Assolutamente no.

Probabilmente avrebbero anche smesso di produrla e chissà cosa berremmo oggi alle feste di compleanno o d’estate sotto l’ombrellone, quando il taste the felling è d’obbligo!

Quindi, il content marketing è una parte fondamentale della promotion di un prodotto. Bisogna che il brand parli e che lo faccia bene, distinguendosi dai competitors ed emergendo come l’unica scelta possibile per il consumatore.

Non è semplice, anche perché ovviamente non sei l’unico venditore di asciugacapelli, ma il tuo è superiore a tutti gli altri e devi dimostrarlo senza dirlo esplicitamente.

Lanciare un prodotto sul mercato significa affrontare una guerra in cui ogni Black Friday ma anche ogni giorno c’è una nuova battaglia e lo scopo è sempre: rendersi visibile, generare lead sul sito e sui social, acquisire e fidelizzare clienti.

Esistono diversi modi per creare contenuti efficaci, ma il punto di partenza è uno solo: il cornerstone content.

Che cos’è il Cornerstone Content

Per cornerstone (letteralmente pietra angolare) content s’intende un contenuto fondamentale, che è la base di una strategia di comunicazione, in quanto serve a spiegare: chi sei, che fai e qual è la tua value preposition. Non lo si può identificare con l’home page o con un’altra componente del sito.

Non è una tipologia di contenuto, ma un messaggio che deve essere specifico e altamente informativo, deve rispondere a delle domande e risolvere problemi.

Creare cornerstone content è il punto di partenza per posizionare un brand e renderlo appetibile agli occhi dei potenziali clienti. Semplicemente da un blog o da un account Facebook si possono realizzare articoli e post in grado di generare profitti.

Chiaramente non basta la buona volontà, ma sono necessarie delle nozioni tecniche e delle dritte perché il brand abbia una “voce” chiara e in linea con il target di riferimento.

Come si scrive un Cornerstone Content?

Scopriamo quali sono le cose da sapere per un cornerstone content d’effetto.

Anzitutto è indispensabile che ogni canale di comunicazione adottato sia curato nei minimi dettagli.

Ogni pagina del sito che utilizzi come vetrina del tuo prodotto, deve servire ad avvicinarlo il più possibile ai potenziali interessati. Quindi, rendila accattivante nei colori, nella grafica e nelle immagini utilizzate.

Fa’ che contenga tutte le informazioni in merito al tuo brand e che sia come una calamita per il tuo target.

Attirare persone, è questo il tuo unico obiettivo!

Scrivi contenuti che siano un evergreen, in grado di resistere nel tempo e parlare la lingua del momento. Fai ricerche e non essere superficiale e approssimativo. Sii preciso e guadagna autorevolezza e credibilità. Rileggi quello che hai scritto e scopri se sei interessante.

Altrimenti modificalo, aggiornalo finché non diventi il lettore preferito di te stesso, solo così potrai sperare di piacere agli altri.

Perché il Cornerstone Content è importante per la SEO?

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Il cornerstone content è un pezzo cruciale del puzzule della marketing strategy anche per un’altra ragione.

Immagina di aver fatto tutto bene, di aver scritto delle schede prodotto eccezionali e una home page più invitante del paese dei balocchi, come farà il tuo target a trovarti?

Vuoi metterti a linkare il tuo sito a più persone possibili o vuoi che siano queste ultime a venire da te?

Se la tua risposta è quella che penso, sei automaticamente entrato nel mondo del Seo Copywriting.

Questo mondo ti permetterà di migliorare il tuo ranking all’interno della SERP di Google e di apparire tra i primi risultati per una o più query di ricerca dell’utente.

Ora hai compreso l’importanza di creare contenuti che seguono i criteri indicati?

Se scrivi un articolo dettagliato sul tuo asciugacapelli, pieno di riferimenti su dove, come e quando acquistarlo, sui dettagli che riguardano il reso, la consegna e l’assistenza, i tuoi clienti non avranno bisogno di andare altrove per trovare quello che cercano, genereranno a loro volta nuovo traffico e il tuo sito sarà premiato dagli algoritmi di Google e tutti saranno felici.

Attenzione però, i motori di ricerca utilizzano criteri molto severi e non sempre noti, per posizionare i siti. Ricordati di essere specifico, esaustivo e di usare un linguaggio semplice, chiaro per tutti.

Valuta con cura le key word pertinenti e inseriscile più volte nei tuoi contenuti, così avrai testi ottimizzati, utili e pronti all’uso.

Un esempio di Cornerstone Content

Un esempio di cornerstone content di successo è sicuramente la guida sul Seo Copywriting di Yoast.

È una guida lunga e completa che risponde a tutte le possibili domande sull’argomento, del tipo: cos’è esattamente il Seo Copywriting? Qual è il miglior approccio? Dove si cercano le parole-chiave?

Per realizzarla sono stati seguiti alcuni semplici passaggi:

– ricerca di parole chiave in base al target scelto

– selezione di possibili domande sull’argomento trattato

– risposta per ognuna di queste richieste

Non sottovalutare il potere dei link

Ci siamo, adesso conosci le regole fondamentali per realizzare il tuo cornerstone content.

Ma sei davvero sicuro di saperne abbastanza? E se ti dicessi che per posizionarti sulla SERP di Google c’è un altro utilissimo strumento?

La ricetta è sempre la stessa, devi essere un bravo content creator.

Il vantaggio è enorme, hai capito bene, enorme. Perché una cosa tira l’altra e se parti bene probabilmente arriverai all’obiettivo con successo.

Dunque, se un buon contenuto genera lead, è ben posizionato e facile da trovare.

E cosa faranno i nostri utenti una volta che l’avranno trovato e ritenuto di qualità? Naturalmente lo linkeranno nel loro sito o sulla loro pagina Facebook e questo farà accrescere la notorietà del tuo brand. Creeranno collegamenti (o back link) utilissimi alla tua strategia.

Oltre a quelli esterni però, sono importanti anche i link interni, che servono per far conoscere, a chi è già nel sito, le altre sue pagine.

Renditi veramente utile, fa’ qualcosa di concreto per i tuoi utenti, esaurisci le loro chieste e vedrai che sarai ripagato.

I software di Content Marketing possono aiutarti

Esistono diversi CMS (Content Management System) che aiutano nella creazione e nella gestione dei contenuti. Uno molto valido è MarketMuse, con cui è possibile rivedere, modificare quello che hai scritto e, dopo aver ottenuto feedback al riguardo, sapere come ottimizzare i contenuti per la ricerca. Ha diversi aspetti in comune con Yoast perché risponde a tutte le domande che riguardano lunghezza dei testi, numero di parole, formati e argomenti.

Se hai letto tutto e sei arrivato fin qui, vuol dire che l’argomento t’interessa e hai i requisiti di base per elaborare una buon cornerstone content per la tua strategia di marketing.

Ricordati che ci vorranno molti sforzi e altrettanto tempo prima che possano arrivare i risultati sperati.

Guadagnarsi la fiducia di un’audience distratta e ampia non è affatto semplice, ma non impossibile. Bisogna sapersi distinguere e avere una value preposition unica.

Bisogna saper comunicare con le parole e con tutti gli strumenti a disposizione.

Inoltre è indispensabile usare la famosa regola delle tre P: provare, provare, provare!

Che aspetti? Scommetti che ne varrà la pena? Rimboccati le maniche e mettiti subito al lavoro.

 

Alla prossima,

Roberta Acanfora

Le migliori strategie di content marketing per conquistare le buyer personas

Per realizzare un qualsiasi tipo di content marketing, che sia una newsletter, come abbiamo visto nell’articolo precedente L’advertising ai tempi delle newsletter, un anchor text o una landing page, bisogna tener conto delle strategie che generano lead e attirano potenziali clienti.

La parte strategica, per un web marketer, è quella che viene prima del contenuto ed è altrettanto importante.

Mi spiego meglio. Il mercato è fatto di cose utili, ben fatte e belle da vedere che restano prodotti di nicchia o addirittura spariscono dagli scaffali dopo qualche sfortunata apparizione. Poi ci sono articoli meno funzionali, di scarsa manifattura e dall’aspetto discutibile che sono quelli più venduti su Amazon e maggiormente richiesti a Natale.

Colpa della sfortuna? No, merito del Dio Marketing, di quell’insieme di strategie studiate, pianificate, riviste e modificate che aiutano i brand a posizionarsi nel mercato globale e sui motori di ricerca, ovunque ci sia richiesta di un bene o di un servizio. Sono le risorse di cui ogni azienda e, a dire il vero, anche ogni consumatore, non può fare a meno.

Non mi riferisco alle tecniche proposte in quasi tutti gli articoli sull’argomento. Ormai i principi della scarsità, della riprova sociale, dell’autorità e della simpatia, grazie a Cialdini, sono diventati concetti triti e ritriti, anche perché sempre utilissimi.

Sto parlando di strategie che ancora non tutti riconoscono, ma che sono il vademecum del marketer ideale e che io ora svelerò, sicura che durante la lettura penserai a quel dentifricio al cocco comprato dopo essere approdato, per sbaglio, su una landing page di Colgate o ai biscotti più venduti delle ultime settimane, mangiati solo per partecipare alla campagna #nutellabiscuits.

strategiemarketing

Domanda: perché molte volte il nostro rivenditore di fiducia sembra abbia vissuto le nostre stesse esperienze e comprato quello che ci sta proponendo? Risposta: perché è uno che sa il fatto suo.
Cioè, è un esperto del retail e sa dell’importanza della unity, uno dei trucchi psicologici più utilizzati nel marketing, ossia la capacità di porsi sullo stesso piano del consumatore, di mostrarsi come lui, di essere in grado di comprenderlo e quindi di aiutarlo.

Non si tratta di istaurare solamente un rapporto empatico, bisogna cogliere il cliente nel suo stato d’animo e utilizzare le sue stesse parole. I grandi brand, ad esempio, raccolgono i commenti che l’utente lascia in giro tra social network e reviews per poi inserire le frasi che ha letto nelle schede prodotto o nelle landing page. Meccanismo astuto e funzionale.

Tra le armi della persuasione c’è poi l’abilità di parlare del prodotto in questione con una studiata sincerità (in inglese: blemishing effect), il che significa elencarne le qualità senza però omettere gli aspetti negativi, certo pochi e insignificanti, ma comunque da non tacere se vuoi ottenere la fiducia del tuo interlocutore.

Faccio un esempio: sono in libreria, chiedo al commesso di indicarmi un manuale per lo studio degli Alpha test e lui mi presenta un testo economico, corposo, pieno di materiale interessante, ma poi aggiunge che non ha la copertina cartonata ed è carente di esercizi di logica numerica. Ora, siccome eventuali “orecchie” al libro non mi causerebbero alcun tipo di malessere e siccome, come avevo spiegato all’inizio della nostra conversazione, non devo accedere a nessuna facoltà scientifica, procedo sicura all’acquisto e lo ringrazio caldamente.

Terza strategia. Lo storytelling, si sa, è una potente calamita attrattiva per catturare l’attenzione, ma funziona ancor di più se la storia non è conclusa. Questa prassi di iniziare un racconto e di lasciarlo a metà si chiama curiosity gap e la si può notare in qualsiasi momento scorrendo, ad esempio, la home di Facebook. È nei post in cui, se vuoi sapere come andrà a finire l’incontro tra la bella e il suo innamorato, devi cliccare nel link in basso, taggare qualcuno o lasciare un commento. La call to action che si compie di conseguenza è un passo verso il proseguimento della storia a cui ne seguiranno altri che creeranno fedeltà e magari conversioni.

Attenzione però, i trucchi psicologici del marketing non si adottano solo dalla tastiera di un computer. Qualche volta capita che devi metterci la faccia, la mimica, il dress code, insomma un insieme di cose che il nostro cliente deve apprezzare se vogliamo fare colpo su di lui. Il principio del liking impone appunto di piacere agli altri da tutti i punti di vista. Presentarsi bene, come una persona pet frendly, impegnata nel sociale, dedita alla famiglia e ai figli ti pone in una condizione di vantaggio che non puoi trascurare. Ti faresti seguire da un dietologo in sovrappeso che ha un portapenne a forma di cheesburger? Pensaci.

Seth Godin una volta ha detto che le persone non comprano cose, ma relazioni, storie e magia. Quindi, per far vivere loro le emozioni che cercano, siamo soliti fare proiezioni future. Diciamo cose del tipo: “Immagina quando avrai due figli e un cane quanto potrà esserti utile questo Suv super accessoriato…”. Sbagliato!

Le previsioni è meglio farle step by step (in inglese: feature placing), senza eccessivi salti temporali. Devi portare il cliente a vivere l’esperienza che gli proponi, giorno dopo giorno e pensare a un futuro meno lontano. Riformuliamo dopo la dritta: “Immagina di svegliarti domani mattina, stanco e ancora assonnato, con questo Suv puoi impostare il pilota automatico, guidare con più facilità e puoi persino tornare in auto per riposarti durante la pausa pranzo, i sedili sono reclinabili e diventano un comodo letto!”.

L’ultimo suggerimento: disrupt and reframe (demolisci e riformula). Lo face Steve Jobs quando presentò il primo iPhone, partì spiegando perché i cellulari in circolazione non erano funzionali e avevano un sacco di pecche. Continuò costruendo, su queste basi, i motivi per cui l’iPhone era l’unico telefono possibile, risolvendo come per magia, tutti i problemi della old mobile technology.

Ti ho rivelato la ricetta perfetta per fare colpo sulle buyer personas? Certamente no, le persone sono diffidenti, instabili e insicure anche quando pensi di aver individuato un profilo che ti aiuta a capirle e a prevedere le loro azioni. Ti ho però indicato come compiere qualche passo in più verso di loro. A volte sono i dettagli meno influenti a realizzare una strategia di marketing vincente, in grado di ottimizzare il ROI delle aziende e di rendere felici i consumatori.

L’advertising ai tempi delle newsletter

Che noia le newsletter!

Stai aspettando da giorni una email importante, sul cellulare compare l’icona che sembra dirti: “è arrivata” e invece è solo l’ennesima trovata di qualche brand per attirarti nella sua rete di consumatori.

A quel punto vai in fondo al testo, clicchi su “disiscriviti” e finalmente ti liberi della possibilità di essere nuovamente illuso/scocciato, o almeno credi. Hai dimenticato che l’ultima volta che sei stato da Intimissimi hai compilato una scheda con i tuoi dati? Ebbene, ecco che il postino ti recapita un coupon da parte dello store dove hai acquistato un fantastico pigiama color avorio che s’intona perfettamente con la tua carnagione, per ricordarti che hai tempo solo fino alla prossima settimana per comprarne un altro a metà prezzo.

Pensi che l’offerta sia allettante, ma siccome il giorno successivo partirai per Barcellona, adesso del pigiama non può che fregartene di meno perché devi ancora preparare le valigie e fare il check-in!

OK. Diciamo che l’azienda, o meglio il suo reparto marketing, ha sbagliato momento per comunicare con te, ma sono davvero così inutili questi tentativi di conquistarti e/o fidelizzarti?

Direi proprio di no e non lo dico solo io. Statistiche, dati e analisi di esperti del marketing dimostrano quanto, nonostante l’impazzare delle sponsorizzazioni e delle annesse conversioni sui social, le newsletter mantengano ancora una leadership fondamentale per generare profitti.

Pensa alla carta risparmiata, a tutti quelli che, per distribuire i volantini del negozio in cui lavorano, si riversano tra le strade subendo il freddo, la pioggia e la calura estiva per poi vedere, qualche metro più avanti, la loro consegna in tutti i cassonetti della zona. Non è ora di smetterla definitivamente con questa pubblicità obsoleta e inconcludente?

Direi proprio di sì. Per questo le aziende non possono più fare a meno del Direct Email Marketing (abbreviato DEM), per questo tu, che sei un web content creator o semplicemente un curioso del settore devi sapere come impostare una newsletter dal contenuto originale e creativo. Devi trasformare la tua email in un potente segmento del funnel di vendita che il tuo capo ha messo a disposizione per attirare la clientela.

Sei pronto? Io ti guiderò nell’elaborazione di una newsletter di successo, suggerendoti i tool più adatti e fornendoti anche qualche esempio da cui potrai trarre ispirazione. Di certo il web è pieno di suggerimenti di questo tipo, perché scegliere il mio? Perché è semplice, pratico e non troppo prolisso.

Un momento. Prima di iniziare, sei davvero convinto dell’utilità di questo strumento? Proverò a convincertene rapidamente.

Le newsletter sono una parte essenziale della catena degli elementi che, in un’azienda, servono per l’ottimizzazione dei risultati. In particolare, secondo uno schema ripreso da https://www.dariovignali.net, newsletter = lead generation (nuovi iscritti alla newsletter) + lead nurturing (educazione degli iscritti) + asset’s growth (crescita di altri canali) + convertions (conversioni) = profits (profitti).

Sì, perché la DEM, oltre a comunicare direttamente con il consumatore tipo, fa un’altra cosa fondamentale: lo fa interagire con gli altri canali del brand (sito web, social network). Come? Chiedendogli, ad esempio, di cliccare su un link che lo porta direttamente sulla pagina Facebook dell’azienda, dove è in corso una challenge per vincere uno degli articoli più esclusivi della nuova collezione.

Chiaro no? Ora procediamo!

Suggerimento numero uno: tieni sempre presente quali sono i tuoi obiettivi. Chi sei, quali sono i tuoi valori, cosa vuoi comunicare e perché. Il tuo scopo è realizzare vendite, traffico sul sito o entrambe le cose? Ancora, definisci PRECISAMENTE il target che sarà la lista di contatti a cui indirizzare le tue email.

Ricorda che la maggior parte delle aziende credono di fare email marketing, invece si limitano a informare i propri clienti del nuovo prodotto in uscita o degli sconti stagionali. Niente di più sbagliato. Le persone che vuoi raggiungere, proprio in quanto esseri pensanti, dotati di sensibilità, emozioni e priorità vogliono essere attratte, vogliono che qualcuno si prenda cura di loro, che sia uno shop assistant, un oggetto o qualcosa che possono avere da te, se sei un blogger, ad esempio, e vendi info-prodotti.

Quindi, per ottenere una buona percentuale di visitatori che si iscrivono alla tua newsletter (o opt-in rate) e per convertirli in nuovi prospect (potenziali clienti) devi necessariamente GENERARE VALORE.

In che modo? Offrendo qualcosa di gratuito e facilmente accessibile. Prima di chiedere al tuo consumatore la sua fiducia devi dargliela a tua volta. Mostrati sincero e garbato nelle parole che usi. Sii paziente ed evita di essere pressante, non sei un venditore, ma un consigliere, trasforma il tuo tentativo di selling in advice.

Un esempio di freebee? Uno smalto se sei Kiko, un piccolo manuale di numismatica se i tuoi clienti sono collezionisti di monete, un ebook con le istruzioni su i trend e i tool più usati per il content marketing se sei un blogger. Solo in questo modo, e in nessun altro, potrai ottenere nuovi iscritti a cui indirizzare periodicamente le tue email di aggiornamento.

Bene, ma come si realizza praticamente una newsletter? Usando Word e poi la casella di posta elettronica? Naturalmente no. Esistono molti validi strumenti, a pagamento e non, con cui puoi:

  • tenere e aggiornare una lista di contatti
  • scrivere email con centinaia di template in grado di arricchirle
  • evitare che le tue email finiscano tra i contenuti spam con l’anti-spam ckecker
  • calcolare l’indice di gradimento delle email tramite il tracking. In particolare puoi visualizzare l’open rate (o tasso di apertura delle email) e il CTR (click through rate o tasso di click delle stesse), solo per citare alcune delle loro funzionalità.

Il CTR è importante per capire, non solo chi ha aperto l’email, ma anche quanti hanno interagito con essa compiendo una CTA (call to action o chiamata all’azione). Chiaramente i migliori tool hanno un costo, ma per creare una campagna di email marketing è necessario fissare un budget oltre che una timeline operativa che ne determini le fasi di sviluppo e le tempistiche necessarie per portarla a termine.

Eccoti la lista di alcuni strumenti utili per la creazione e gestione di newsletter: Mailchimp (gratuito), Freeletics, Buzzfeed, Getresponse, iContact, Contactlab, Mailup (gli ultimi due made in Italy).

L’aspetto più interessante di queste piattaforme è che alcune sono dotate di autorisponditori capaci di generare email automatizzate che seguono una diversa linea temporale per ciascun utente. Così, un nuovo iscritto alla newsletter riceverà una serie di contenuti via via diversi rispetto a chi è nella lista già da tempo. Il suo sarà un percorso automaticamente personalizzato, grazie soprattutto alla tracciabilità dei suoi comportamenti fornita dalla sezione analitica dei tool.

Ora che hai le linee guida essenziali per elaborare la tua strategia di DEM, non ti resta che prendere spunto da qualcuno per passare alla pratica vera e propria.

A questo proposito mi sento di darti un altro suggerimento, SFRUTTA LE OCCASIONI. Per esempio, qualche tempo fa Bottega Verde ha usato il mio compleanno per farmi un regalo posticipato. Esattamente un mese dopo aver compiuto gli anni, siccome mi ero appena iscritta alla sua newsletter e prima non poteva, mi ha recapitato una email in cui mi comunicava che in store c’era un regalo per me!

Un freebee? Per me? Fantastici nell’idea e nel testo che hanno elaborato. Lo riporto qui così com’era:

Gentilissima Roberta,

precisamente un mese fa era il tuo compleanno e noi, che pensiamo a te e al tuo benessere, abbiamo voluto riservarti uno special gift che potrai ritirare nel nostro negozio (in via Felice Terracciano, 159 Pomigliano d’Arco NA), se verrai a farci visita tra oggi e domani. Non possiamo rivelarti altri dettagli per non privarti del piacere che solo la curiosità e l’attesa possono darti. Felici di omaggiare tutti i tuoi prossimi traguardi, ci auguriamo di rivederti presto.

Con infinita simpatia

Lo staff Bottega Verde

Funziona no? Semplice ed essenziale. Ma a parte le occasioni particolari, sono quelle generali, che interessano la collettività, a generare il maggior numero di profitti. Per esempio il black friday è un’ottima opportunità per tutti i brand di giocarsi bene la carta dell’originalità.

Può esserti utile a questo proposito l’esempio di Forever 21, un noto marchio di abbigliamento che, proprio in occasione degli sconti del venerdì nero, ha escogitato una campagna geniale. Il destinatario della newsletter deve grattare il biglietto che gli è stato recapitato e vedere la percentuale di sconto che ha vinto. In questo modo ottiene un vantaggio e partecipa attivamente all’iniziativa del brand, è coinvolto e si sente felice di aver guadagnato qualcosa.

Con quest’ultimo esempio voglio mostrarti che la tecnica e le abilità di web writing sono insufficienti se non hai un’idea che funziona e se non usi un design grafico in grado di attirare l’attenzione. Ogni elemento di quelli citati fa la sua parte nel percorso verso il raggiungimento di precisi obiettivi di marketing. Devo dirti che le burrasche sono all’ordine del giorno, ma con gli strumenti e le dritte che ti ho appena fornito riuscirai, non senza sacrifici, ad arrivare dove vuoi.

Buon viaggio e a presto.

Se ti è piaciuto l’articolo, inviami un feedback, anche solo un like per farmi sapere che ti sono stata d’aiuto o che sei d’accordo con me.

Roberta Acanfora

Persuadere con le parole: 10 regole da seguire per convincere gli altri

“Ciao, hai degli occhi bellissimi, complimenti!
Cosa? Dici a me?
Sì, parlo con te
Beh, grazie
Potresti valorizzarli, se provassi questo nuovo mascara limited edition e scontato del 30%“.

Così è iniziata, qualche giorno fa, la conversazione con la commessa di un negozio di make up che mi ha venduto tre prodotti per il viso e due per le unghie! 

Perché li ho comprati? Perché mi sono piaciuti, anche se non sapevo di averne bisogno. 
E allora? Non dirmi che a te non è mai capitato.  
Ti sarà successo sicuramente di vivere una situazione simile. 
Sei entrato in uno store solo perché il tuo treno era in ritardo e cercavi un modo per intrattenerti.

Un customer service, profumato e ben vestito si è avvicinato, vi siete messi a parlare e d’un tratto ti sei ritrovato tra le mani l’affare del giorno!

Sei uscito dal negozio, hai sospirato per la felicità, perché insomma sei riuscito a comprare due cellulari al prezzo di uno, ma poi ti sei chiesto: come ha fatto? Come è riuscito quel tizio, con il dopobarba che sapeva di caramello e le lenti degli occhiali più lucide dei vetri della mia auto, a fare in modo che io comprassi questa roba?

Ti sei mai posto questa domanda?
Semplice, con delle buone strategie di marketing e anche con le parole giuste.

I bravi venditori, come quelli che lavorano per grandi marchi, sono addestrati per portarti nel paese delle meraviglie, incantarti e farti credere che tutto è possibile non se paghi, ma se lo vuoi davvero. 

Sono degli imbroglioni? 
No, sono dei professionisti, degli esperti di comunicazione e del settore retail (o vendita al dettaglio per gli italofoni più fedeli).

Lo scopo di questo articolo è mostrarti nel dettaglio i loro segreti. 
Voglio svelarti quali sono le dieci regole più importati per persuadere qualcuno e portarlo dove vuoi tu! 
Sei pronto?

Comincio con una premessa, non sottovalutare MAI il potere delle parole. 

Le parole sono vere e proprie armi di persuasione e imparare ad usarle ti faciliterà la vita, ti aiuterà nelle relazioni personali, sarà la tua via di fuga in situazioni di difficoltà e soprattutto, se sei un venditore, un communication specialist o un aspirante tale, ti permetterà di costruire la tua leadership nel mondo del lavoro.

Una volta ero a casa con mia madre, sento suonare il campanello, lei va ad aprire, è un rappresentate della Folletto, nota azienda produttrice di aspirapolvere e di prodotti per l’igiene della casa.

Dopo aver salutato, dice qualcosa del tipo:
“Probabilmente rifiuterà la mia proposta, ma…”

Eccoci alle regola numero uno del nostro decalogo: dai per scontato. 
C’è un principio, elaborato da anni di studi sulla psiche umana, secondo cui le persone vogliono sentirsi libere di scegliere. Quindi, dare per scontata una loro decisione le priva del libero arbitrio e le fa agire, almeno teoricamente, in modo contrario.

Poi fai capire al tuo cliente che secondo te è di mentalità aperta, rivolgiti a lui con frasi come: “dall’impressione che ho avuto, mi sembra un uomo all’avanguardia, aperto all’innovazione, uno di quelli che non rinuncia mai a proposte del genere”.

Ricordo ancora che il succitato rappresentate della Folletto a un certo punto disse a mia madre: “lei cosa conosce di questo aspirapolvere?”.
Fallo anche tu, chiedi all’interessato cosa sa dei benefici, fagli delle domande per permetterti di elencare tutti i vantaggi di quello che gli stai proponendo.

Una regola che funziona quasi sempre consiste nel mettere la persona in una certa situazione, usando frasi del tipo: “come ti sentiresti se ti rubassero l’auto mentre piove e c’è lo sciopero dei mezzi pubblici?”
“Come uno sfigato, sicuramente, ma anche come uno stupido che ha detto no all’assicurazione per furto”. 
È questa la conclusione a cui devi puntare.

Immagina, pensa se, e se all’improvviso… Usa la locuzione che preferisci, ma fallo perché ti assicuro che ha la sua efficacia.

Ancora, ricorri alla strategia delle 3 opzioni. 
Dì al tuo interlocutore: “Hai 3 possibilità: svegliarti ogni giorno e pregare che non ti derubino fino alla fine dei tuoi giorni, uscire di casa solo a piedi oppure fare la polizza”.

Non dimenticare di essere rassicurante, di tranquillizzare e poi di ricapitolarequanto hai spiegato.

Se sei arrivato a questo punto ormai ci sei, l’affare è concluso e hai quasi ottenuto il tuo scopo, ma non mollare la presa. Usa un fraseggio basato sulla cortesia e frasi del tipo: “Ti chiedo solo un favore, dammi il miglior numero di telefono su cui posso contattarti”. 

Concludi con espressioni ad effetto come: “Ricorda che i soldi sono relativi, solo pezzi di carta, per giunta sudicia, rispetto a questa polizza che può salvarti la vita”.

Bene, ora conosci le armi della persuasione. Non si tratta di una ricetta magica che ti farà diventare zio Paperone, ma potrà serviti per tutti quei motivi che ti ho già elencato.

Se ti è piaciuto, condividi l’articolo, oppure no, come sono assolutamente convinta che farai!

Alla prossima,

Roberta Acanfora

Web writing: i trucchi che non puoi non sapere

Se sei un Community manager, un Advertiser o un Content creator hai sicuramente sperimentato, e non di rado, una “fase di stallo” in cui non sapevi come comunicare con il tuo pubblico e come instaurare o mantenere quella empatia che abbiamo detto essere fondamentale quando si lavora per una C.T.A.

Ebbene non sei diverso da milioni di persone e da autori del calibro di Hemingway, Proust, Dickens, Eco, Buzzati, Magris o Montale, che hanno versato fiumi di parole e poi si sono bloccati nel tentativo di descrivere cosa accadde a Frederic, in “Addio alle armi”, nel tentativo di guarire dalle ferite di guerra o come si svolse il ricevimento della principessa di Guermantes ne “Il tempo ritrovato”. E non sentirti diverso da me, che sto pensando da circa un’ora a come renderti comprensibile ciò che sto per dirti!

Dunque, abbiamo capito che il mestiere di chi scrive implica delle difficoltà e tra queste c’è il trovare qualcosa da dire, o meglio, da raccontare per non perdere l’attenzione del target di riferimento. 
OK, ma come?

Una delle soluzioni è sicuramente guardarsi intorno, chiedersi: che giorno è oggi? Cosa succede nel resto del mondo in questo momento? C’è qualche ricorrenza a cui posso agganciarmi per parlare di ciò che mi interessa?

La risposta è quasi sempre sì! 
Rai Storia ne ha fatto una rubrica televisiva di nome “Accadde oggi”. In pratica, partendo da fatti accaduti anni, secoli o millenni fa, crea approfondimenti e temi di discussione. 
È così che con questo programma, intorno alle 14:00, il canale crea un’audience fedelissima (in cui ci sono anch’io), che da anni non perde nemmeno una puntata!

Ma torniamo al Web. Ci sono molti tools, come Plan the moment, che ti aiutano a stare costantemente aggiornato. 
Puoi comunque fare di più, anzi devi!

Devi vedere cosa fanno gli altri, gli altri chi? I tuoi competitor naturalmente. Alcuni hanno davvero delle idee brillanti, altri pessime, è per questo che tu li osserverai, per ispirarti alle loro genialità ed evitare i loro errori.La scrittura è anche analisi e monitoraggio, ricordalo sempre!

Io ultimamente ho apprezzato molto un’iniziativa da parte di alcuni brand come Vans, Coca-cola, Vitasnella e Ralph Lauren.Cosa hanno fatto? Una nuova linea di prodotti o uno special packaging, tutto limited edition e in collaborazione con le più note associazioni impegnate nella lotta del tumore al seno, per indurre a prevenire questa problematica.

Quando lo hanno fatto? Ad ottobre, il mese dedicato alle donne e alla sensibilizzazione su una delle malattie che più le riguarda.

Con le campagne: “You Got this” di Vans, “Love your Boobs” di Vitasnella, “You’re a winner”di Coca-cola e “Pink Pony” di Ralph Lauren le persone si sono sentite coinvolte a comprare per una buona causa, la diffusione dell’importanza della prevenzione!

Le scarpe che raffigurano seni e corpi delle donne in tutte le loro forme, colori, taglie e diversità, le bottiglie rosa e le t-shirt con l’invito a prendersi cura della propria salute, sono una delle trovate che i brand utilizzano come strategia di content marketing e come funnel di vendita utile per acquisire e implementare clienti. Questo non vuol dire, certo, che non credono in quello che fanno, ma quando si parla di profitti e di conversioni lo scopo chiaramente non è solo etico. 

Un’altra soluzione per superare quella che sopra ho chiamato fase di “stallo” è più personale e fondata su un metodo empirico, quindi superficiale, non scientificamente provato, ma supportato dall’esperienza, la mia e sicuramente anche quella di qualche altro.

Al contrario di prima, non devi guardarti intorno, ma staccarti dal mondo. Ti do un suggerimento e poi un altro che è l’esatto contrario, starai pensando che sono pazza e invece no! Se non sai cosa scrivere o come farlo e ci hai provato in tutti i modi a concentrarti ma i risultati sono stati scarsi, prenditi una pausa.

Resta seduto alla tua scrivania, come preferisco io, o sdraiati, poi prendi degli auricolari e collegali al cellulare, scegli la tua musica preferita e lascia che sia lei a guidarti!

Pensaci, ascoltiamo musica quando siamo innamorati, eccitati o profondamente tristi e ci aiuta, ci aiuta eccome! La musica è terapeutica e anche infinitamente infinita, scusa l’ossimoro, ma era necessario. Puoi scegliere tra milioni, che dico, miliardi di brani a seconda dello stato d’animo, non esistono limiti.

Io per la terapia della scrittura mi affido a Einaudi, di sicuro il più grande compositore italiano dei giorni nostri. É incredibile quanto questo funzioni! Mi sembra, d’un tratto, di premere l’interruttore giusto dopo aver vagato per ore in una stanza buia. Ascolto e contemporaneamente scrivo, arrivano le idee e poco dopo anche le parole. 

Non era in un altro sito, in un libro o nella testa di qualcun altro quello che volevo dire. Era qui, dovevo solo allontanarmi un attimo per trovarlo. 

Certo, ora non ti aspettare di metterti ad ascoltare Mozart e di dar vita a un capolavoro!
Piuttosto, rifletti su come a volte ciò di cui hai bisogno è molto più vicino di quanto pensi. Non ti è mai capitato di non trovare qualcosa e di andarlo a cercare prima in auto, poi in giardino, poi dall’amico da cui sei stato ore prima per poi scoprire che era nel cassetto dei calzini? 

Potrebbe essere così anche per la tua fonte d’ispirazione, devi solo capire in che modo scovarla.In questo caso spero di essere stata io il mezzo per raggiungere il tuo fine. 

Provaci, e forse chissà, un giorno il metodo sarà scientificamente provato e tu potresti essere uno dei testimonial!

Roberta Acanfora

Quanto conta il tono di voce

È lunedì 10 giugno. 
Non si preannuncia una buona estate, il sole si alterna a piogge intense e a un clima autunnale. 

Mi vengono in mente i tempi della scuola, quando le vacanze duravano tre mesi e le mie giornate erano già scandite e organizzate, non dovevo far altro che seguire il piano prestabilito non senza, di tanto in tanto, concedermi di stravolgerlo. 

Oggi è tutto diverso. Quello che è meglio per me lo decido solo io e forse questo è un bene, ma non del tutto. Se qualche anno fa era mia madre a preoccuparsi di iscrivermi nel “miglior” liceo della zona, adesso la responsabilità delle decisioni che prendo è esclusivamente mia.

E allora che faccio? Ci vado oppure no a quel corso di Social Media Manager a cui mi sono iscritta un pò per curiosità, un pò per caso? Chi mi garantisce che sarà davvero utile? E se non dovesse piacermi? Avrò perso tempo e anche una possibilità di fare qualcosa per la mia carriera. 

Troppe domande a volte non sono un bene, confondono e limitano.Così smetto di interrogarmi e vado al corso ma, lo ribadisco, con qualche perplessità.Entro in aula e già vedo l’insegnante di Marketing seduto alla sua scrivania, ha almeno 45 anni e molte referenze. Ma saprà trasmettere quello di cui è a conoscenza? Avrà la grinta e l’entusiasmo giusti per poterlo fare? 

Ok sto ricominciando, devo smetterla!
Mi siedo, lui inizia a parlare e io ad ascoltare. Hei, ma non è affatto noioso! 
È interessante, le sue slide sono chiare e si esprime, non solo in modo comprensibile, ma anche accattivante.

Fa domande, instaura un rapporto con tutta la classe e ci coinvolge. Usa un tono ora basso, ora alto, si siede poi sta in piedi e tiene una postura che trasmette sicurezza e stabilità. Tutti espedienti per tenere viva l’attenzione! Devo ammetterlo, dopo 6 ore di lezione, questo corso mi piace. Lo seguirò fino all’ultimo e senza più riserve. 

Ecco perché, come voglio dimostrarti oggi, il tono di voce conta più del contenuto.
Hai mai pensato, oltre a quello che comunichi, anche a come lo fai? Ci hai pensato davvero? Fino a che punto? Non credo fino a quello di creare una gerarchia in cui il mezzo per raggiungere l’obiettivo viene prima dell’obiettivo stesso.

Sì, ti sto proprio dicendo che se devi presentare un argomento tecnico e difficile da trattare, ma trovi il giusto tono di voce per esprimerlo, potresti ottenere il consenso che riceveresti se parlassi di quanto è bello l’ultimo iphone in produzione!

Ti starai chiedendo cosa s’intende precisamente per tono di voce. Lo chiarisco subito. Il tone of voice, per usare i nostri amati anglicismi, è il modo in cui qualcuno o qualcosa si presenta, tutto l’insieme degli elementi che ci dicono, ad esempio, chi è il brand di cui si sta parlando e come interagisce con il suo pubblico, in definitiva qual è la sua identità verbale.

Prestare attenzione al tono di voce significa imparare a proporti, curare il messaggio che vuoi lanciare, non dal punto di vista contenutistico, ma da quello formale. 

E una volta scelto, è bene che sia sempre lo stesso, per quel principio di coerenza sempre valido quando si vuole vendere, offrire o consigliare qualcosa a qualcuno. 

Vuoi promuovere la tua azienda? Di che cosa si occupa? 
Da questo innanzitutto dipenderà la scelta di come dovrai rivolgerti ai tuoi clienti. 
È chiaro che se sei Banca Intesa non potrai scrivere post su Instagram del tipo: “Buongiorno Igers, avete passato un buon weekend? Postate una vostra foto al mare sotto i commenti, la più bella sarà premiata saltando la fila la prossima volta che verrete in filiale!”.

Ma il tono di voce non comprende solo parti del discorso, come lessico e allocutivi (tu, voi, noi), ma anche, ad esempio, il logo o delle immagini associate all’azienda. Tutto deve empaticamente entrare in contatto con il cliente senza che questi avverta neanche la minima incoerenza, distanza, incompetenza o falsità da parte di chi gli si rivolge.

Per concludere vorrei soffermarmi su un caso interessante, quello di Poste Italiane, il cui tono è semplice e bonario, informale ma non confidenziale. 
Me ne sono accorta soprattutto ripensando a uno spot pubblicitario uscito a febbraio 2011, non a caso in occasione di San Valentino.

Lo slogan è Perché tu mi piaci e a me fa venire la pelle d’oca. Riesce ad emozionarmi puntando sulla familiarità delle situazioni descritte e anche sulla tenerezza dei gesti semplici. Quello che si evince è che Poste è vicino alle persone, le aiuta a connettersi e a legarsi indissolubilmente.
Ma non voglio svelarti altro, guarda lo spot. Sono sicura che non ti basterà una sola visualizzazione!

Roberta Acanfora

In evidenza

Come avere successo nella vita. La storia di Phil Knight

Quante volte hai pensato di non essere abbastanza, di non valere quanto credevi tu o le persone che ti circondano? E scommetto che mentre lo facevi ti sei rigirato nel tuo letto con le braccia incrociate sul petto e hai respirato pesantemente, come se un macigno ti comprimesse il torace, notando quanto la notte sia incredibilmente silenziosa.

Non sei diverso da quelli che in questa parte di mondo chiamiamo ambiziosi, sognatori o idealisti…

Ce ne sono di sinonimi per descriverci, siamo quelli che da piccoli già giocavano a fare i grandi avvertendo un prematuro senso di responsabilità. Siamo quelli che vivono la vita come una sfida, facendo a gara a chi arriva prima al traguardo e non ci accontentiamo del terzo posto!

Più di tutto siamo quelli che non si arrendono. 
Abbiamo imparato a correre veloce perché ce lo impongono i nostri obiettivi e, non importa quanto ci impiegheremo, noi vinceremo. 
A volte ti sembrerà di non crederci, ma è così. 

Non è semplice, ma riuscirai a realizzare i tuoi sogni.
Lo devi a quel bambino che, mentre gli altri facevano gavettoni sulla spiaggia, costruiva castelli con la sabbia e si infuriava da morire se qualcuno provava a buttarglieli giù! Difendi con le unghie e con i denti quello per cui ti sei sacrificato e non arrenderti. 

Ci proveranno in molti a sbarrarti la strada, ti scoraggeranno, ma tu scavalca l’ostacolo e fregatene. Vai per la tua strada, ci incontreremo lì, io, tu e gli altri ambiziosi, sognatori o idealisti.

Voglio raccontarti una storia perché tu creda in quello che ti sto dicendo e per vedere se è efficace il modo in cui lo faccio. 

Phil Knight è un ragazzino come tanti, vive a Portland, in Oregon. Suo padre è avvocato, direttore del giornale locale e anche coinvolto nella politica. Ma questo poco importa a Phil, lui non vuole diventare niente di tutto ciò, ha ben altri interessi.

Dopo aver frequentato la Cliveland High School, si iscrive a un corso di contabilità all’Università dell’Oregon ed è probabilmente in questi anni, precisamente tra 1959 e il 1962, che si appassiona all’economia e al commercio. Il master in Business Administration conferma le sue inclinazioni e non è che il trampolino di lancio verso un successo mondiale.

Ma quello che cambia il corso della sua ordinaria vita è un viaggio, precisamente una tappa: Kobe, Giappone. È incredibile come a volte siano le decisioni prese per caso o delle banali circostanze a portarti dove hai sempre desiderato andare. Phil non aveva idea di ciò che sarebbe scaturito da quel viaggio, aveva solo voglia di svagarsi un pò per poi tornare alla sua routine.

E invece mentre passeggia tra le strade di Kobe nota, nella vetrina di un negozio, un paio di scarpe.Sì, delle semplici scarpe da corsa. Sono delle Tiger, prodotte dalla Onituska Co. (oggi Asics). Phil si sofferma sulla loro manifattura, capisce che sono ben fatte e che costano davvero poco. 

Qui entra in gioco la sua perspicacia, il suo fiuto imprenditoriale ancora inespresso, ma anche un altro fattore, la fortuna! Non devi mai sottovalutare il potere delle cose che non puoi controllare e che non dipendono da te, anche quelle fanno la loro parte. Ebbene grazie a un’immensa fortuna Phil s’imbatte in quel paio di scarpe, chiede e ottiene di incontrare chi le produce e gli propone di esportarle negli Stati Uniti occidentali.

L’accordo va in porto, Phil riesce ad assicurarsi i diritti di distribuzione del marchio Tiger! Non può crederci, venderà in America le migliori scarpe sportive che siano mai state sul mercato. Proverà la soddisfazione di veder correre la gente nei parchi con indosso le sue scarpe! 

Ma all’inizio le cose non vanno proprio come previsto, la merce impiega più di un anno per arrivare e nel frattempo l’incredulo ambizioso, sognatore o idealista aspetta e si mette a fare il contabile, con in testa sempre le sneakers giapponesi!Finalmente arrivano.

Phil è entusiasta, le mostra a Bill Bowerman, il suo allenatore all’Università dell’Oregon e i due si mettono d’accordo per far nascere il 25 gennaio 1964 una partnership che prende il nome di “Blue Ribbon Sports” (BRS), il nome che in seguito sarebbe stato trasformato in Nike.

Le prime vendite vengono realizzate con una automobile verde, la Plymouth Valiant. Di certo non si poteva aprire un negozio se non si era sicuri del successo dell’impresa. Ma in poco tempo questo arriva e in maniera inaspettata. Phil può finalmente lasciare il suo lavoro da contabile e dedicarsi a pieno alla BRS, che nel 1971 diventa Nike, dal nome della dea greca della vittoria. È Jeff Johnson, il primo impiegato assunto dall’azienda, a suggerire il cambiamento.

Il logo “swoosh”, che dà l’idea del movimento rapido, fulmineo e diventa poi tra i più riconosciuti al mondo, viene commissionato a una studentessa di graphic design, Crolyn Davidson (e io mi soffermerei anche su quest’ultima storia di successo) per soli 35 dollari. Oggi Nike è una multinazionale statunitense il cui fatturato è di 34,35 miliardi di dollari, con oltre 70.000 dipendenti in tutto il mondo e ancora, nel 2019, è il marchio di maggior valore.

Certo forse tu non diventerai il fondatore di un impero di questa portata, ma dovrai comunque puntare in alto, volere più di quello che la maggioranza vuole offrirti e pensare al tuo valore. Ogni giorno chiediti quanto vali, rimproverati anche se hai commesso degli errori, chi può giudicarti meglio di te? 

Ma a parte i momenti di sconforto, che è normale ci siano, resta sul pezzo, per usare una metafora giornalistica, e pensa alla tua vittoria, vedrai che arriverà. Sarà un viaggio, un incontro o magari una telefonata a portarti dritto al tuo scopo, non possiamo saperlo, goditi il fascino delle cose incerte, sei solo una storia che non ha ancora un finale!

Roberta Acanfora

Storytelling: il potere della narrazione

Una comunicazione efficace è come una pietanza cucinata a regola d’arte, piace ma non si sa bene per quale motivo. Spesso sfugge al destinatario quell’ingrediente segreto che l’ha spinto a compiere una determinata azione, a tornare nel ristorante dove ha mangiato incredibilmente bene e a riordinare lo stesso buon piatto.

Ma buono perché? Cosa ci ha messo dentro lo chef di davvero speciale?
Lo scoprirai a breve! 
Comprenderai cosa si nasconde dietro una comunicazione persuasiva e orientata a una precisa C.T.A e ti stupirai nel constatare quanto è grande il potere della narrazione. 

Sì proprio la narrazione, con il suo immergere il lettore/ascoltatore in una storia coinvolgente ed emozionante nella quale immedesimarsi con l’obiettivo di scuoterlo e di impressionarlo. 

Per promuovere un brand, un’azienda o anche solo per convincere qualcuno a fare qualcosa, non c’è strumento più efficace dello storytelling. 
L’arte del narrare, combinare fatti e personaggi tenendo conto del target di riferimento e di un tono di voce in linea con il marchio a nome di cui si parla, unita a una serie di altre competenze legate al content marketing, si configura oggi come un diffusissimo mezzo per raggiungere le buyer personans.

Ma perché le storie sono importanti?
Analizzerò quattro aspetti in grado di evidenziare il potere della narrazione e di permettere a chiunque di diventare un abile storyteller.

Un primo punto da considerare è la nuova prospettiva offerta da chi racconta. 
Quando si legge o si ascolta una storia, infatti, si è portati ad assumere il punto di vista del narratore ed è questo a offrire nuove vedute su fatti e persone. La nuova prospettiva assunta probabilmente in seguito indurrà il fruitore a fare una scelta, ad agire per cambiare e migliorare la situazione presente.

Le storie hanno poi la capacità di creare empatia e riconoscimento tra persone e personaggi. Sono questi a generare emozioni condivisibili, basate sulle percezioni sensoriali che il narratore deve abilmente far emergere con opportune scelte dell’ambito semantico e delle parole chiave da preferire. 

Un’altra componente fondamentale nelle storie è l’indimenticabilità. Certo era facile dedurre che un racconto per puntare al successo deve essere indimenticabile, ma come?

È semplice, associando qualcosa di nuovo a un elemento del passato di chi legge o ascolta la nostra storia. Per questo sono utilissime le metafore, perché permettono di legare il nuovo al vecchio, il dato all’ignoto con una sola frase, a volte con pochissimi termini scelti ad hoc. In generale tutta retorica può venirci in aiuto per impressionare favorevolmente i nostri destinatari.

Infine, ogni storia trasmette alle persone desiderio di crescita perché parla di un eroe, che dopo aver affrontato una serie di difficoltà, le supera e ne esce vittorioso. In questo modo, anche il lettore/ascoltatore vuole seguire la parabola dell’eroe e come lui liberarsi da una situazione di disagio e godere del suo trionfo.

Nel cammino verso la costruzione di una storia di successo non bisogna però dimenticare di inserire alcuni elementi fondamentali nella propria cassetta degli attrezzi, ossia:

tutte le informazioni che rispondono alla regola giornalistica delle 5 W (chi, che cosa, quando, dove, perché), aggiungendone magari anche altre che riguardano, ad esempio, il come delle azioni svolte;

un tono di voce e caratteristiche della narrazione pertinenti, che rispettino l’identità e gli obiettivi del brand a cui ci si riferisce;
un buon numero di dettagli che aiutino nella collocazione e nella descrizione della storia e una chiara idea d’insieme della stessa, che non ne tradisca la credibilità e l’intellegibilità.

Poi bisogna mostrare senza dire. Nel raccontare una storia per promuovere un prodotto, è più efficace fare in modo che chi lo veda lo compri senza dirgli direttamente di farlo. Così il destinatario non si sentirà indotto a prendere una decisione, ma felice di farlo autonomamente perché saranno stati la sua arguzia e la sua perspicacia a guidarlo.

Ci sono molte pubblicità che utilizzano lo storytelling. Alcune sono piacevoli da guardare proprio perché raccontano una bella storia. A questo proposito propongo un’occhiata all’ultimo spot realizzato da Tampax in cui l’hashtag Decidoio ne preannuncia lo scopo.

La campagna in sostanza spinge le donne a sentirsi libere mostrando la loro forza nell’affrontare ogni giorno gli stereotipi e i pregiudizi della società. Davvero un lavoro ben fatto!

Per visualizzarlo, cliccate il link qui sotto: https://www.youtube.com/watch?time_continue=2&v=XWPgpodVWEI

Spero di esserti stata utile,

Roberta Acanfora

Cosa puoi ottenere con le descrizioni efficaci

Abbiamo parlato di come si scrivono recensioni e lettere, ma se vogliamo semplicemente descrivere qualcosa? Anzitutto definiamo cosa intendiamo per “qualcosa”. Una sensazione, un evento, una persona o un oggetto? 

Se parliamo di oggetti, di cose che si vedono e si sentono sembra più facile, ma non è detto che lo sia. Tutti sono in grado di dire com’è fatta una sedia, ma quanti sono capaci di far percepire, in legge o in chi ascolta, la sua comodità, il suo odore? E quanti sanno evocare, con la descrizione, il ricordo di quando, da bambini, ci si sedeva su quella confortevole e vecchia sedia dove cullavamo le nostre bambole o facevamo penzolare i nostri piedi, ancora troppo piccoli per toccare a terra? 

Saper descrivere le cose ti aiuta se sei un pubblicitario o un venditore e vuoi proporre un prodotto ai tuoi clienti, se sei uno scrittore e parli ai tuoi lettori di qualcosa che non hanno mai visto né sentito, se sei con la nonna e devi spiegarle come funziona quell’aggeggio di cui fino a quel momento aveva ignorato l’esistenza.

Certo per tutti questi scopi cambiano il tono di voce, il linguaggio e probabilmente anche il medium, che fa molta differenza nell’elaborazione di un contenuto. 
Tenuto presente questo, ho scelto di esemplificare la descrizione di un oggetto scegliendo uno dei simboli della città in cui sono nata, l’emblema della napoletanità per eccellenza, il caffè, dandogli, perché no, anche un titolo.

Una miscela che ha il sapore di Napoli

Non una bevanda come le altre, il caffè è una miscela che dà forza ed energia, risveglia dalla sonnolenza, offre compagnia e conforto, riunisce amici e amanti, che lo prendono a casa o al bar, per accompagnare piacevoli conversazioni.

A Napoli, più che in ogni altro luogo il caffè è un’abitudine insostituibile. Solo qui si prepara il vero caffè, quello servito in tazza di vetro bollente e preferibilmente amaro, perché l’aroma non va mai tradito con lo zucchero, accompagnato da un bicchiere d’acqua prima e da una sigaretta dopo.

Ma per essere sicuri che sia veramente buono, bisogna che rispetti la regola della tre “c”, che lo vuole: carico, caldo e comodo. 

Il caffè è anche tema letterario, fonte di ispirazione di scrittori, commediografi e cantautori. Raffaele Viviani scrisse una commedia intitolata “Caffè di notte e di giorno”, Eduardo De Filippo un teleromanzo che parla “d’ ‘o guaglione d’ ‘o ccafè”. Domenico Modugno, Luciano De Crescenzo e Fabrizio De Andrè cantarono canzoni interamente dedicate alla tazzina di caffè, così piccola eppure così grande nell’offrire, a poco prezzo, una dose quotidiana di felicità.

Roberta Acanfora

Raccontare un libro

Oggi propongo un altro tipo di recensione, quella post lettura. 
Nel corso della mia attività giornalistica ne ho recensiti molti di libri e ammetto che alcuni non avrei voluto neanche aprirli, ma si sa che nel giornalismo, anche in quello obiettivo, i fatti devono restare separati dalle opinioni. 

La recensione non implica quindi un’idea personale di chi scrive? Certo, ma senza influenzare troppo chi legge, rispettando i gusti degli altri e non precludendo all’autore la possibilità di piacere al grande pubblico. Questo perché non siamo Andrea Camilleri né dei giornalisti del Washington Post o del Times. A noi non è dato esporci troppo e quindi dobbiamo restare su una linea sottile, in un limbo che ci permette di dire la verità ma fino a un certo punto.

Quindi, se hai deciso di intraprendere l’attività di recensore tieni a mente quanto detto. Leggi il libro che ti hanno commissionato, prendi qualche appunto e dopo siediti alla tua scrivania e concentrati sul contenuto da buttare giù. Dai delle informazioni ma nella giusta misura, senza togliere al lettore la curiosità di andare in libreria a comprare il romanzo perché gli hai già svelato l’essenziale. Anzi, spronalo a farlo proprio con la tua scrittura vaga e densa di interrogativi sul finale e su come nel dettaglio si sono svolti i fatti a cui hai accennato. 

Tutto chiaro? 
Ecco due esempi che ti aiuteranno a capire meglio cosa devi fare. Il primo è un libro fantasy, il secondo è un romanzo inteso ed emozionate, entrambi pubblicati su Il Roma rispettivamente il 6 marzo e il 23 aprile 2019. 

Lotta e resistenza a Bagnoli
La vicenda drammatica dell’ex Italsider nel romanzo “La maledizione dell’acciaio” di Oreste Ciccariello

«Un libro fantasy ma molto vicino alla realtà», «Una storia di lotta e di resistenza». Così Oreste Ciccariello definisce il suo romanzo, “La maledizione dell’acciaio” che, in vendita dal 10 gennaio, inaugura un nuovo anno di pubblicazioni per Rogiosi Editore. 

Il racconto nasce da una sceneggiatura cinematografia di Gigi&Ross ed è arricchito dalla prefazione del magistrato Catello Maresca, anche lui, come l’autore, fermamente convinto che il segreto più grande per vincere una battaglia sia crederci, crederci sempre e non arrendersi mai. Il valoroso combattente di questa storia è Massimo Mancini, un ragazzino poi diventato adulto che ha scelto di rinunciare al proprio sogno per realizzare quello di tutti gli uomini: lottare per un mondo sano, in cui la paura di morire non impedisca di vivere. 

L’avversario è ciò che rimane dell’Italsider di Bagnoli, ex fabbrica siderurgica, che negli anni Novanta diede lavoro a molti operai della zona e poi li uccise, avvelenandoli con i suoi fumi tossici. Ora ciò che rimane è un «Ammasso di ferraglia», «Un insieme di resti di un passato oscuro… una promessa di dolore e di morte», che deturpa il paesaggio e lo rende inquieto. All’Italsider aveva lavorato anche Angelo, il papà di Massimo, ammalandosi qualche tempo dopo e lasciando al figlio la forza di combattere contro il “mostro” che lo aveva ucciso e che ancora rischiava di fare tante vittime, contagiando la gente, il mare e tutto ciò che gli stava intorno. 

Ma per abbattere certi poteri non bastano il coraggio, la tenacia e l’altruismo, è necessaria un’armatura speciale e Massimo trova il modo di indossarla, trasportando su di sé tutto il male proveniente dal nemico e usandolo a proprio vantaggio. È così che il supereroe dei nostri giorni vince una piccola battaglia di una lunga guerra e riaccende la speranza della rinascita e del trionfo del bene sul male.

Proprio come in una favola moderna il protagonista vive molte avventure scoprendo segreti inaspettati, innamorandosi, crescendo e maturando esperienze che lo renderanno l’uomo d’acciaio più forte di tutti. 

Un libro commuovente, quello di Oreste Ciccariello, che racconta una vicenda drammatica della storia di Napoli, aggiungendo un pizzico di fantasia lì dove è difficile intravedere un lieto fine.

Pino Aprile ricorda “Il potere dei vinti”. Il romanzo intenso, emozionante e dal finale inatteso a cura del giornalista e scrittore pugliese

Un romanzo inteso, emozionante, con un finale inatteso che è la conclusione di un viaggio rocambolesco, ripicca di un cuore lacerato dalla delusione e in fuga da chi lo aveva ferito. 

Aloisio Lepirro, detto U’Tis, è un uomo completamente solo quando decide di partire e, senza una meta precisa, di fermarsi a Leuca. Pino Aprile, nel suo libro Il potere dei vinti (una pubblicazione firmata Piemme), lo descrive a piccole dosi, delineando un profilo che diviene più chiaro a mano a mano che si procede nella lettura. «Naufrago navigante» nel mare da cui sperava di essere salvato, U’Tis approda nel luogo della dimenticanza. 

Si dà un nuovo nome, compra una casa, fa amicizia con gli abitanti del posto e inizia una nuova vita. Ma le tracce di quella passata sono come onde travolgenti che di tanto in tanto minacciano il suo porto sicuro nel Golfo di Leuca. Qui vi era giunto senza volerlo, ma con un chiaro intento: «scoprire cosa succede dove Jonio e Adriatico si incontrano». Un’impresa audace, che diventa un impulso irrefrenabile quando a Leuca giunge Lisette a raccontargli la verità. 

Per anni U’Tis si era tormentato nel ricordo di lei insieme a suo fratello Loïck. Un matrimonio saltato, un legame spezzato, un destino crudele e una vita sotto le macerie avevano fatto di U’Tis un uomo in collera col mondo, coraggioso nello sforzo di superare tutto, ma anche fragile vittima dei rimorsi. U’Tis è chiaramente un vinto e il suo bisogno di scappare diventa fuga da sé stesso, guerra contro il mostro che è diventato. 

La rinascita è difficile, ma vale la pena tentare «perché solo ai vinti è dato di ricominciare». Questo è il messaggio di Pino Aprile che, in mondo dominato dall’inganno di poter sempre predominare e avere la meglio sugli altri, ci ricorda il potere di chi rimane sconfitto, ma non perde il proprio valore e reagisce per affermarlo. 

Il linguaggio con cui si esprime è affascinante, diventa spontaneo proseguire la lettura per scoprire dove conducono quelle metafore e quelle perifrasi mai banali che collegano la riflessione intima e profonda del protagonista con le sue azioni.

Roberta Acanfora